Archivio: incidenti sommersi

Il Mondo che Vorrei - Maria

La mail di Maria ci ha spiazzato, perché non solo immagina un mondo migliore ma ci rende partecipi della sua vita. Un vita segnata da una grande perdita e della sua forza di reagire e lottare contro ciò che l’ ha causata, per far si che non capiti più.

Questa è il contributo di Maria :

“Sono un avvocato lavorista e figlia di un operaio morto di cancro nel 1990 a 65 anni, dopo solo un anno dall’andata in pensione dopo 45 anni di lavoro, causato dall’amianto respirato e senza che ciò sia stato minimamente risarcito.
Per laurearmi ho lavorato, e sono sensibilissima a questo genere di problematiche.
Il fatto che io sia un’accanitissima fan di Vasco Rossi, ha solo contribuito a farmi seguire il concerto del 1° maggio con maggiore attenzione.
Sto per chiudere una causa di un ragazzo di 37 anni che ha perso l’uso del braccio destro a causa di un infortunio sul lavoro, e so già che l’esito sarà negativo.
E’ stato un processo INDEGNO, con testimonianze (fatte da altri operai, è questo l’assurdo) costruite a tavolino con il datore di lavoro ed il suo avvocato.
Il problema difficile è stato ricostruire la dinamica dell’incidente perché il ragazzo non ha trovato nessuno che testimoniasse per lui. All’epoca era senza permesso di soggiorno, dormiva in baracche all’interno dei cantieri, e con la minaccia che se non eseguiva gli ordini veniva rispedito al suo paese.
Io ho contribuito anche economicamente alla Vostra fondazione, perché il ragazzo che ha perso un braccio ha due figli, ed è solo per miracolo che questi ragazzini non debbano far fronte alle Vostre borse di studio.
Finchè non ci saranno magistrati che studieranno i casi sottoposti alla loro attenzione con obiettività e non solo con i cavilli, la situazione non cambierà mai!”

Il problema dei numeri invisibili

Dietro ad ogni numero c’è sempre un dramma umano e familiare inimmaginabile, quindi le stime che parlano di un 2007 e 2008 in positivo, sul fronte incidenti mortali sul lavoro, è un concetto riprovevole. Rispetto al 2006, infatti, il 2007 ha fatto registrare un calo di circa il 10% che porta il numero degli infortuni mortali in prossimità della soglia dei 1.200 casi, segnando il valore minimo assoluto dal dopoguerra ad oggi. Inoltre, nel 2008 sembra che la terribile catena di morti sul lavoro si sia arrestata a 639 vittime, al 31 dicembre.
Ma Le stragi sul lavoro sono una piaga che nel nostro Paese si è sempre fatto fatica ad epurare. I risultati sono sempre allarmanti, si parla di un lavoratore ucciso ogni 7 ore. Le morti e gli incidenti rimangono comunque troppe (ma lo sono anche quando si contano sulle dita di una mano) al punto che l’Anmil, l’associazione dei mutilati ed invalidi del lavoro, parla di un «fenomeno sociale di massa»,
Bisogna inoltre porre l’attenzione su un altro aspetto, il lavoro sommerso. Un fenomeno sfuggente e difficile da quantificare, che in Italia riguarda circa il 12% dei lavoratori. Ma questo vuol dire anche infortuni invisibili, ovvero incidenti avvenuti nell’ambito dell’attività lavorativa che non verranno mai denunciati e di cui nessuno conoscerà mai l’esistenza.
In un’intervista molto interessante fatta a Franco D’Amico, coordinatore generale della Consulenza statistico attuariale dell’Inail, a precisa domanda ha risposto.

E per quanto riguarda invece gli infortuni sommersi?
“Si tratta di stime fatte a tavolino. Infatti, applicando al numero di lavoratori irregolari stimati dall’Istat i tassi di frequenza articolati secondo i settori di appartenenza, abbiamo calcolato 175mila infortuni avvenuti nell’ambito del lavoro irregolare nel corso del 2006, meno dei 200mila risultanti dalle stime effettuate per l’anno 2004. La riduzione degli infortuni sommersi dipenderebbe dall’effetto combinato del decremento dei lavoratori stimati a suo tempo dall’Istat e dal miglioramento dei tassi di frequenza registrati dall’Inail. Naturalmente questa è la situazione fotografata dall’Istat al 2006, e da allora molte cose sono cambiate. La congiuntura economica è profondamente cambiata e, a seguito della crisi, potrebbe essersi verificato un deterioramento della situazione. Ma per avere le stime sul lavoro sommerso riferito a questi ultimi anni dovremo attendere la nuova fotografia dell’Istat. Tornando, comunque, ai 175mila infortuni riferiti al 2006, che secondo noi sono prevalentemente di lieve e media gravità, stimiamo che 150mila colpiscono i lavoratori italiani e 25mila i lavoratori stranieri. Gli immigrati si infortunano del 20-25% in più rispetto ai colleghi italiani, sia perché sono occupati in settori più a rischio sia perché vi è maggiore propensione al lavoro nero, e non certamente per volontà del lavoratore”.

Come si può pensare di risolvere ciò che non si vede?

DA: INAIL