Il problema dei numeri invisibili
Dietro ad ogni numero c’è sempre un dramma umano e familiare inimmaginabile, quindi le stime che parlano di un 2007 e 2008 in positivo, sul fronte incidenti mortali sul lavoro, è un concetto riprovevole. Rispetto al 2006, infatti, il 2007 ha fatto registrare un calo di circa il 10% che porta il numero degli infortuni mortali in prossimità della soglia dei 1.200 casi, segnando il valore minimo assoluto dal dopoguerra ad oggi. Inoltre, nel 2008 sembra che la terribile catena di morti sul lavoro si sia arrestata a 639 vittime, al 31 dicembre.
Ma Le stragi sul lavoro sono una piaga che nel nostro Paese si è sempre fatto fatica ad epurare. I risultati sono sempre allarmanti, si parla di un lavoratore ucciso ogni 7 ore. Le morti e gli incidenti rimangono comunque troppe (ma lo sono anche quando si contano sulle dita di una mano) al punto che l’Anmil, l’associazione dei mutilati ed invalidi del lavoro, parla di un «fenomeno sociale di massa»,
Bisogna inoltre porre l’attenzione su un altro aspetto, il lavoro sommerso. Un fenomeno sfuggente e difficile da quantificare, che in Italia riguarda circa il 12% dei lavoratori. Ma questo vuol dire anche infortuni invisibili, ovvero incidenti avvenuti nell’ambito dell’attività lavorativa che non verranno mai denunciati e di cui nessuno conoscerà mai l’esistenza.
In un’intervista molto interessante fatta a Franco D’Amico, coordinatore generale della Consulenza statistico attuariale dell’Inail, a precisa domanda ha risposto.
E per quanto riguarda invece gli infortuni sommersi?
“Si tratta di stime fatte a tavolino. Infatti, applicando al numero di lavoratori irregolari stimati dall’Istat i tassi di frequenza articolati secondo i settori di appartenenza, abbiamo calcolato 175mila infortuni avvenuti nell’ambito del lavoro irregolare nel corso del 2006, meno dei 200mila risultanti dalle stime effettuate per l’anno 2004. La riduzione degli infortuni sommersi dipenderebbe dall’effetto combinato del decremento dei lavoratori stimati a suo tempo dall’Istat e dal miglioramento dei tassi di frequenza registrati dall’Inail. Naturalmente questa è la situazione fotografata dall’Istat al 2006, e da allora molte cose sono cambiate. La congiuntura economica è profondamente cambiata e, a seguito della crisi, potrebbe essersi verificato un deterioramento della situazione. Ma per avere le stime sul lavoro sommerso riferito a questi ultimi anni dovremo attendere la nuova fotografia dell’Istat. Tornando, comunque, ai 175mila infortuni riferiti al 2006, che secondo noi sono prevalentemente di lieve e media gravità, stimiamo che 150mila colpiscono i lavoratori italiani e 25mila i lavoratori stranieri. Gli immigrati si infortunano del 20-25% in più rispetto ai colleghi italiani, sia perché sono occupati in settori più a rischio sia perché vi è maggiore propensione al lavoro nero, e non certamente per volontà del lavoratore”.
Come si può pensare di risolvere ciò che non si vede?
DA: INAIL



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